on sempre, anzi, quasi mai, il cuore di una
città pulsa lì dove è il suo centro rappresentativo istituzionale, o dove si
distendono le sue vie più eleganti, dal lusso fastoso e raffinato. Così, come
l'anima più vera di Roma vibra non a Via del Corso o a Piazza Colonna, ma tra
le romantiche rovine del monte Palatino, il cuore di Napoli pulsa non al Vomero
o a Palazzo San Giacomo, bensì nella stretta via di San Gregorio Armeno, che
secoli di storia resero augusta, tanto che il visitatore impreparato corre il
rischio di un vero e proprio tracollo psichico, per le nuove insostenibili
emozioni da cui si sente pervaso, sommerso quasi dall'addensarsi dei significati
tanto storici quanto archetipici.
Questa via fu già il cardine maggiore
dell'antica Neapolis, congiungendo l'agorà,
cioè il centro politico, civile e sociale della città, al decumano inferiore,
l'arteria longitudinale ricca di vita, di movimento, di traffici. Il tracciato
delle antiche strade resta immutato sotto lo stratificarsi delle memorie, sì
che è dato cogliere, a chi possiede sufficiente sensibilità, lo spirare di
un'anima eterna, pur nel continuo rinnovarsi delle cose.
Questa via è oggi nota al gran pubblico come
"via dei presepi", o "via dei pastori", per essere il
centro, oltre che della statuaria sacra in legno e cartapesta, di
quell'artigianato delle figurine in creta, il cui ricordo toponomastico è
conservato da una viuzza tra il decumano e il Grande Archivio, la quale porta il
significativo nome di "via dei Figurari".
Ma, nella ricerca dei "pastori",
delle figurine con cui popolare il tuo presepe, o passeggiero curioso, non
lasciarti sfuggire i segni della memoria, i segni della leggenda e della storia,
che sono i tratti distintivi dell'anima d'un popolo.
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